Nu Sarracino a Berlino

L’odore della sofferenza

Sachsenhausen CampCop

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Hai mai sentito i brividi di oppressione sulla pelle? Visitare un campo di concentramento nazista è questo: entri dalla porta principale nel mezzo della storia più crudele degli ultimi cento anni e ne rimani inevitabilmente colpito, nel più profondo dell’anima. Sembra quasi di vederli ancora qua i volti delle 220.000 persone che sono passate per queste pietre, hanno vissuto in queste baracche e sofferto le atrocità di questo luogo tanto silenzioso da far sentire ancora più forte il grido atavico di chi ci è morto. Sachsenhausen fu il primo campo di concentramento dopo la nomina del capo supremo delle SS Heinrich Himmler a capo della Polizia Tedesca nel luglio del 1936.Al posto dell’ex birrificio nacque così un campo di concentramento maschile in cui morirono 100.000 persone. L’impianto, progettato a tavolino da un architetto delle SS in base ad un concetto ideale di ciò che doveva essere un campo di concentramento, era volto a trasmettere a livello architettonico la visione del mondo nazista e ad esprimere anche a livello simbolico la sottomissione dei prigionieri nei confronti del potere assoluto delle SS. Dato il suo ruolo di lager modello, sito nelle immediate vicinanze della capitale del Reich, il campo di concentramento di Sachsenhausen acquisì un ruolo d’eccezione all’interno del sistema concentrazionale nazista. Per questo motivo anche l’ispettorato dei campi di concentramento venne trasferito da Berlino a Oranienburg. Pensare a questo luogo come un qualcosa che realmente è esistito, nelle atrocità descritte dai tanti suo testimoni, vittime e non, è qualcosa che getta nel pieno del pensiero umano, tra contraddizioni e dubbi su quanto di atroce è stato fatto nella storia dell’uomo fin dalla notte dei tempi. Inizialmente qui a Sachsenhausen furono rinchiusi oppositori politici del regime nazista. Successivamente iniziarono a venir deportati quanti, secondo il modus cogitandi nazista, appartenevano ad una categoria umana inferiore per ragioni razziali o biologiche. Dal 1939 gli arresti coinvolsero anche cittadini degli stati occupati in Europa. Più di tremila tra malati, dottori e infermieri, rimasti nel campo di concentramento, vennero liberati tra il 22 e il 23 aprile 1945 dai soldati sovietici e polacchi. E proprio ai sovietici appartiene la seconda parte della storia di questo luogo: dall’agosto del 1945 al marzo 1950 i servizi segreti sovietici (NKWD) trasferirono il loro “LAger Speciale Numero 7” nel settore centrale di quello che era stato il campo di concentramento di Sachsenhausen. La maggior parte degli edifici, eccetto il crematorio e gli impianti di stermino, continuarono ad essere impiegati nella loro funzione iniziale. Nel Lager vennero internati principalmente sottofunzionari del regime nazista, ma anche oppositori politici e persone arrestate per motivi arbitrari, così come i prigionieri condannati dai tribunali militari sovietici. Dal 1948, Sachsenhausen divenne, nel ruolo di “Lager Speciale Numero !”, il più grande dei tre lager speciali esistenti nei territori di dominio sovietico. Fino al suo smantellamento nel marzo del 1950 morirono 12.000 persone su quasi 60.000 imprigionati dai sovietici. Il 22 aprile 1961 fu inaugurato il complesso che poi con gli anni è diventato una complessa e completa testimonianza di quegli anni, simbolo della vittoria dell’antinazismo/fascismo.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 28, 2012 alle 1:08 pm. È archiviata in Atrocità, Sofferenza, Storie con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “L’odore della sofferenza

  1. Pingback: Luca Abete, Il Principe e il Direttore Responsabile | Genius Occursus

  2. Reblogged this on Genius Occursus and commented:

    Per la giornata della memoria riprendo alcuni pensieri di “Nu Sarracino a Berlino”.
    PHOTOGALLERY: https://www.facebook.com/fioravante.conte/media_set?set=a.4927123898667.193102.1315511232&type=3

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